Unioni civili, non solo gay: cosa cambia per le coppie di fatto etero, e gli EFFETTI COLLATERALI

Nascoste dalle polemiche sui diritti per gli omosessuali, ecco quali sono le novità per gli etero che non vogliono passare dal matrimonio. Ci sono anche tutta una serie di EFFETTI COLLATERALI

Oscurato dalle polemiche sulla parte delle unioni civili tra le coppie omosessuali, le norme sulle convivenze è passata un po’ in sordina. Eppure il ddl Cirinnà regola anche le coppie eterosessuali che vivono sotto lo stesso tetto, ovvero quelle persone che in termini burocratici sono unite da “legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”. Poche – e meno controverse – le modifiche rispetto agli articoli sulle unioni civili che comunque hanno reso un po’ più leggere le norme rispetto alla versione Cirinnà.

Chi sono i conviventi
Si intendono conviventi di fatto “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”. Per l’accertamento della “stabile convivenza” si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica.

I diritti “automatici”
I conviventi avranno gli stessi diritti dei coniugi qualora uno dei due fosse arrestato. Inoltre in caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, previste per i coniugi e i familiari. E ancora: ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati: in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute; in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.

Il ddl interviene anche per i casi di affitto: in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni. I conviventi di fatto possono godere del titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare. Il convivente, in caso di cessazione dell’istituto, ha diritto di ricevere dall’altro convivente quanto necessario per il suo mantenimento per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza. Questi diritti scattano automaticamente, senza la stipula di alcun contratto.

ALIMENTI: in caso di cessazione della convivenza, “il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento”. Gli alimenti sono assegnati in proporzione alla durata della convivenza.

Diritti nell’impresa
Al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, commisurata al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato. Anche questi sono automatici.

Il contratto di convivenza (solo per il patrimonio)
I conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la stipula di un contratto di convivenza. Il contratto di convivenza, le sue successive modifiche e il suo scioglimento sono redatti in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformità.

NIENTE EREDITA’: per le coppie di fatto non è prevista né l’eredità né la reversibilità della pensione, diritti che si hanno invece con il matrimonio.

QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DDL CIRINNA’.

EFFETTI COLLATERALI: Il ddl sulle Unioni civili non è solo controverso ma anche discriminatorio. Perché ha tutta una serie di effetti collaterali sul codice penale. Modifiche, distinguo, limature e stralci hanno forse fatto dimenticare al legislatore un inevitabile effetto domino. Senza contare che – come scrive Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera – con questo testo la bigamia potrebbe essere di fatto consentita, ma resta punibile tra persone legate invece da matrimonio. Già a febbraio il governo era dovuto correre ai ripari per un errore nel testo che rendeva “nulla l’unione con un partner gay”. Ma ancora prima sulla questione era intervenuto anche il Colle. Senza dimenticare che l’articolo 3 della Costituzione è chiaro: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Una legge discriminatoria perché il testo premette che le disposizioni che contengono la parola “coniuge” si applicano “anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”, ma “al solo fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile”. Le ripercussioni riguardano una lunga di serie di reati: “Il riflesso più evidente – scrive Ferrarella – è sull’omicidio, la cui pena base 21-24 anni sale a 24-30 anni se si uccide il coniuge: ma poiché l’omicidio non è certo norma a rafforzamento degli obblighi derivanti dall’unione civile, l’aggravante non potrà pesare su assassini legati da unioni civili alla persona assassinata, mentre continuerà a valere per mariti e mogli. Stesso schema nei sequestri di persona: quando il pm blocca i beni utilizzabili dal coniuge per pagare il riscatto, il blocco non potrebbe essere imposto al coniuge legato da unione civile con il rapito”.

Non ci sono solo i reati contro la persona. Anche un tipico illecito penale da colletti bianchi potrebbe subire una ricaduta rilevante. “L’abuso ufficio commesso da pubblici ufficiali che non si astengano in presenza di un interesse di un prossimo congiunto come il coniuge: continuerà a essere reato per mariti e mogli, ma non potrà incriminare i partner di una unione civile”

Chi scegliesse di unirsi civilmente sarebbe in qualche modo sfavorito rispetto ai coniugi e rispetto alla legge in tanti altri casi. Per esempio il codice penale prevede la non punibilità per chi fa falsa testimonianza, mente al pm o compie favoreggiamento personale del prossimo congiunto; la non punibilità di chi a favore di un prossimo congiunto commette reato di assistenza ai partecipi di associazioni per delinquere o con finalità di terrorismo; la non punibilità del furto o della truffa ai danni del partner non legalmente separato”.

Tra i contraccolpi del ddl Cirinnà anche la discriminazione tra chi si unirà civilmente e i conviventi di fatto. È previsto solo per i primi l”l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione”. Di fatto e per legge “discriminerà i partner della prima categoria che, diversamente da quelli della seconda, nel penale rischieranno l’accusa di omicidio o lesioni personali per l’eventuale medesima condotta di mancata prestazione di cure o di alimentazione”.

Ma questo pasticciaccio non potrà essere corretto con il solito emendamento last second, probabilmente la legge dovrà essere nuovamente rimaneggiata. Oppure come come suggerisce Gian Luigi Gatta, professore di diritto penale alla Statale di Milano, interpellato dal quotidiano di via Solferino, suggerisce “il decreto delegato di coordinamento che il Governo dovrà adottare entro 6 mesi sulle unioni civili. Ma sulle convivenze di fatto manca un’analoga delega legislativa”. A tutto questo si aggiunge la polemica innescata dai parlamentari di centrodestra che da tempo lamentano i “molti profili di incostituzionalità“ del testo.

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